Ghemon nei teatri culto di Los Angeles, 'far ridere più potente della musica'
Diverse serate nella metropoli californiana per il rapper italiano convertito a comico
(di Lucia Magi) Teatri pieni e una comunità, quella italiana, altrimenti sparpagliata per la metropoli californiana, che si ritrova a ridere, bere e scherzare. È il piccolo miracolo di Ghemon a Los Angeles. Il rapper italiano, in "pre-pensionamento soft" dalla musica, come racconta all'ANSA, qualche anno fa ha ricominciato da capo come stand-up comedian e negli Stati Uniti sta trovando terreno fertile per la sua seconda vita artistica. Dopo tre volte all'Ariston, due dischi d'oro e un libro pubblicato da Rizzoli, 'Nessuno è una cosa sola', l'ultima delle metamorfosi di Gianluca Picariello, 44 anni, prende forma e forza Oltreoceano. Campano ma residente a Milano, trascorre periodi sempre più lunghi tra New York e Los Angeles: "Per fare stand-up - spiega - serve uno sguardo laterale sulle cose". E la giusta distanza glielo rende più naturale. A Los Angeles ha calcato alcuni dei templi di questo genere di teatro: dal The Comedy Store, fondato nel 1972 sulla Sunset Boulevard, fino all'Ice House di Pasadena, che si presenta come il più antico comedy club ancora in attività del Paese. Lo spettacolo che porta in scena - pantaloni larghi, camicia sbottonata su una T-shirt abbondante - è una prova generale, quasi un rito scaramantico alla 'Lascia o raddoppia?', di quello che arriverà in Italia tra qualche mese, 'La prima volta, l'ultima volta, l'unica volta'. C'è bisogno di rodare le battute, il ritmo, la narrazione. Per questo la lingua resta l'italiano. "Non esiste una sala prove nella stand-up comedy: i numeri si costruiscono e si affinano solo portandoli sul palco. Queste serate sono le mie primarie: devo andare a convincere le persone una per una. Va bene farlo qui, dove non ho un passato, dove sono una pagina bianca da scrivere. Con grande umiltà, qui comincio davvero da zero". D'altra parte, confida: "Sono sempre stato attratto da quel magico meccanismo per cui crei una deviazione improvvisa e fai esplodere una risata. Me ne sono reso conto parlando con mia mamma poco fa: alla mia prima esibizione a scuola, in una di quelle giornate in cui ogni studente fa qualcosa sul palco, io non ho presentato una canzone. Ho fatto invece un'imitazione di Brunello Robertetti, il poeta nonsense creato da Corrado Guzzanti per 'L'ottavo nano'. Sentivo già la potenza di far ridere le persone. È persino più forte di farle cantare".
P.Pereyra--GBA
