Beppe Carletti, 'a 80 anni sogno una fiction sui Nomadi. Sanremo? Sarebbe bello'
'Una vita in tour tra musica e impegno nel segno di Daolio. Don Mazzi e Guccini nel cuore'
(di Giorgiana Cristalli) "Suonare quasi ogni sera in un posto diverso non è un mestiere ma la mia vita. Se non fossimo sempre in movimento che Nomadi saremmo?": parola di Beppe Carletti, fondatore e tastierista dei Nomadi, che il 12 agosto taglia il traguardo degli 80 anni. "Il gruppo - dice all'ANSA - ne ha 63 e gode di ottima salute. Siamo la band più longeva in Italia e la seconda nel mondo (il primato è dei Rolling Stones, ndr). Non ho mai visto tanta gente ai nostri concerti come negli ultimi anni", aggiunge. Il cassetto è pieno di sogni e tra questi - rivela - c'è una fiction sulla sua vita e sull'incontro con Augusto Daolio, ma anche il ritorno al Festival di Sanremo per festeggiare il record del gruppo. Obiettivi che non persegue certo sgomitando, appagato per la sua carriera e tutto quello che inaspettatamente "questo straordinario percorso", ha portato fino ad oggi. La musica è sempre andata di pari passo con l'impegno. Profondamente legato alla sua terra, Beppe Carletti nel 2012 ha ideato e promosso il Concerto per l'Emilia, organizzato dopo il sisma che colpì la regione. Grazie alla partecipazione di 40.000 persone e alla generosità del pubblico furono raccolti quasi 1,2 milioni di euro, destinati alla ricostruzione di reparti ospedalieri di Carpi e Mirandola. Ha partecipato a missioni nelle aree più fragili del mondo e sostenuto cause sociali ricevendo il Premio 'Artisti per la Pace', la Medaglia d'oro di Cavaliere dell'Infanzia e, nel 2005, l'onorificenza di Cavaliere della Repubblica conferitagli dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Sergio Mattarella nel 2023 ha accolto i Nomadi al Quirinale per celebrare i sessant'anni del gruppo. C'è chi misura una vita in anni e chi la misura in chilometri percorsi, palchi calcati, mani strette e persone incontrate. Se c'è un artista italiano che può raccontare la propria storia attraverso migliaia di concerti quello è proprio Beppe Carletti. Antidivo per eccellenza, è stato sempre fedele ai suoi valori: il rispetto del pubblico, la solidarietà e la convinzione che il successo non sia un traguardo, ma la naturale conseguenza di un percorso autentico. "Non ho mai pensato al successo come ad un obiettivo. Volevo semplicemente divertirmi e vivere facendo ciò che amo", ama ricordare. Il suo cammino lo ha portato tuttavia ad incontrare personaggi di primo piano, capi di stato, leader religiosi: da Giovanni Paolo II al Dalai Lama, da Arafat a Federico Fellini. "Io, piccolo uomo, ho avuto la possibilità di stringere la mano a personaggi molto importanti. La musica spalanca le porte e parla all'anima delle persone", osserva. Ma nel suo ufficio in bella vista campeggiano i disegni, i ritratti di Augusto. "Conservo con cura tutto, ogni dono dei fan", dice. Quello del gruppo con il pubblico è sempre stato un rapporto speciale. Una condivisione non solo delle canzoni ma anche di un sistema di valori, della ricerca di genuinità e sostanza a dispetto dell'apparenza. Beppe Carletti è pronto a raccontare in un film la storia del suo straordinario incontro con Augusto Daolio, primo cantante del gruppo e faro dei Nomadi ancora oggi. "La musica fa invecchiare bene. Credo che sia la medicina migliore", dice Beppe, affranto per la perdita ravvicinata di due persone amiche che stimava moltissimo come don Mazzi e Francesco Guccini. "Iniziamo i nostri concerti - racconta - con 'Noi non ci saremo', una delle tante canzoni scritte da Guccini per i Nomadi, e alla fine del pezzo appare la foto di Francesco. In scaletta anche 'Auschwitz', 'Dio è morto', 'Canzone per un'amica'", tutti pezzi che continuano ad impreziosire il repertorio del gruppo. "Quello che siamo oggi è il frutto di tutti gli artisti che hanno militato nei Nomadi. Tutti hanno contribuito a questa storia. Alcuni di loro oggi non ci sono più ma - ci tiene a sottolineare Carletti - quello spirito va avanti con coerenza".
E.Navarro--GBA