Visita di re Carlo ai Caraibi, dal Commonwealth esortazione a scuse su schiavitù
Segretaria generale spera vada oltre la condanna: 'Tabù su riparazioni Gb andrà rotto'
Andare oltre l'atteso messaggio di condanna della piaga storica del traffico di schiavi legata all'eredità del colonialismo britannico e valutare un atto formale di scuse. E' l'invito rivolto a re Carlo III dalla diplomatica ghanese Shirley Botchwey, inedito nella sua veste di segretaria generale del Commonwealth, l'organizzazione nata dalle ceneri dell'ex Impero Britannico di cui il sovrano di casa Windsor è presidente d'onore. Invito frutto di un'intervista a Sky News Uk concessa a pochi giorni dalla partenza del quasi 78enne monarca per una delicata missione fra i Caraibi e l'America Latina: visita che lo vedrà impegnato dal 27 al ottobre al 4 novembre dapprima in Guyana, quindi nelle isole Bahamas e infine ad Antigua e Barbuda, dove verrà raggiunto dalla regina Camilla e presiederà (con al fianco la stessa Botchwey) la riunione annuale dei laeader dei Paesi del Commonwealth. Nelle parole della segretaria generale, rispettose ma nette, un mea culpa solenne - pronunciato inevitabilmente a nome dello Stato britannico, oltre che della monarchia - "non farebbe male". Tanto più che molti Paesi un tempo colonizzati "lo chiedono" a voce alta; e che l'avvio di una "discussione" sulla prospettiva di un "qualche forma di riparazioni" da parte di Londra è ormai "maturo", per quanto si tratti di "un argomento difficile". Finora Buckingham Palace s'è limitato a far sapere che re Carlo "non intende eludere" il tema della schiavitù durante il viaggio. E si propone, anzi, di compiere un passo in avanti nel riconoscimento dei "giorni più oscuri" del passato, dopo aver evocato nel 2021, allora da principe di Galles, il peso di "un'atrocità" destinata a "macchiare per sempre la storia" britannica. Parole che tuttavia non si sono mai trasformate in un atto di scuse ufficiale a nome del Regno Unito, in quanto Paese legalmente erede dell'Impero che fu, proprio per evitare una sorta di placet reale a istanze di riparazioni economiche potenzialmente pesantissime per Londra: istanze su cui tutti i governi britannici recenti si sono fino ad oggi rifiutati di aprire spiragli.
X.Saavedra--GBA